scuola e dintorni
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Recensioni

IL DILEMMA DEL PRIGIONIERO

Teatro Arsenale, via Cesare Correnti 11, Milano
dal 21/06/2007 al 07/07/2007
ingresso: € 15,00 intero; € 11,00, ridotto per gruppi.


Una casa in montagna, più precisamente, una cucina. Marito e moglie sono costretti sotto lo stesso tetto a causa della neve, che ha bloccato tutte le strade della città. Il relax e il silenzio di un luogo appartato, lontano dal lavoro, distante dai problemi della vita di ogni giorno: sono attimi idilliaci, di cui bisogna approfittare subito, perché presto ritorneranno gli incubi che li riporteranno ad un crudele, recente passato.
Gli schianti dei rami degli alberi sotto il peso della neve appaiono come grida dall'aldilà e conducono la donna ad avvertire nuove presenze: nella soffitta, i passi di una persona ignota e parole sussurrate alla donna in assenza del marito, ma anche il figlio, da poco deceduto in circostanze anomale ed ignote, che si ripresenta tramite telefonate anonime e con piccoli segnali affidati a oggetti personali che dovrebbero essere altrove e a immagini e rumori dell'incidente mortale.
La donna è condotta così a perdersi per due cammini opposti: le versioni contrastanti del marito e dell'abitante sconosciuto della soffitta.
Un'elegante atmosfera surreale e inquietante fa da sfondo a due interrogatori durante i quali il marito e l'abitante della soffitta si difendono davanti ad un immaginario giudice, accusandosi l'un l'altro di essere colpevoli di un fatto crudele e spiacevole, che solo alla fine si paleserà essere la morte del figlio.
A chi credere e chi colpevolizzare?
A chi dare fiducia, se il marito sembra così diverso e distante dopo la disgrazia, e l'altro "imputato" è un perfetto sconosciuto che occupa abusivamente, anche se in modo garbato e galante, la soffitta della casa?
Soprattutto, poi, a chi dare la colpa se si hanno davanti due persone con due versioni completamente diverse ma assolutamente credibili di uno stesso fatto, senza prove che le contraddicano? La risposta è, ovviamente, a nessuno!
Una nota. Forse, per gustare meglio questa trama, occorre sapere che Il dilemma del prigioniero è un gioco proposto negli anni Cinquanta da Albert Tucker che è stato poi approfonditamente studiato nel contesto della Teoria del Giochi, uno dei più fertili settori della matematica di oggi. Il problema che propone è il seguente: due criminali vengono accusati con prove indiziarie di aver compiuto una rapina. Gli investigatori li arrestano entrambi e propongono ad ognuno una scelta: confessare l'accaduto oppure non confessare. Le conseguenze della scelta saranno queste:
a) se solo uno dei due confessa, chi ha confessato evita la pena; l'altro viene però condannato a 7 anni di carcere;
b) se entrambi confessano, vengono entrambi condannati a 6 anni;
c) se nessuno dei due confessa, entrambi vengono condannati a 1 anno.
(i numeri non sono caratteristici).
Che cosa sceglieranno i prigionieri data l'impossibilità di comunicare tra loro? Quale è la scelta più conveniente ad entrambi? Coincidono queste due possibilità?

PUBBLICO A CUI È DIRETTO

Questa rappresentazione si inserisce nella serie "Teatro in matematica" che da qualche anno viene organizzata dal Teatro Arsenale all'interno del ciclo "teatro di giorno", che - secondo gli organizzatori - prevede come destinatari soprattutto gli studenti delle scuole (per informazioni si può consultare il sito web del Teatro Arsenale www.teatroarsenale.org).

COMMENTO PERSONALE

Lo spettacolo Il dilemma del prigioniero riguarda un problema non banale di Teoria dei Giochi e, in generale, piuttosto sconosciuto al pubblico.
La trama è carica di una drammaticità molto profonda che viene accentuata da una scena con allestimento essenziale costituito da immagini di alberi e da una scarna oggettistica. Degna di nota è la bravura dei due attori, Maria Eugenia D'Aquino e Riccardo Maria Magherini, che interpretano la parte in maniera decisa e personale rimanendo da soli sul palco per oltre novanta minuti.
In questo contesto, la scrittura nostalgica e pseudo-contemporanea va valutata più come mezzo di comunicazione che come caratteristica dello spettacolo ed è, a parer mio, poco adatta ad un genere divulgativo, poiché può indurre a collegare il sentimento di malessere provato nello spettacolo all'argomento proposto.
Vorrei però incentrare l'attenzione sull'aspetto matematico della rappresentazione. Da matematico che ha visto lo spettacolo in compagnia di persone con formazione scientifica e non, ho avuto la sensazione che quasi nessuno dei presenti fosse riuscito a cogliere il cuore matematico della storia. E' ben vero che ad ogni spettatore viene consegnato un foglio con delucidazioni sulla teoria dei giochi e sui collegamenti di essa con lo spettacolo, ma ciò avviene solo a spettacolo terminato e il testo non è di semplice lettura per persone con scarse competenze matematiche. Temo quindi che anche gli spettatori più giovani, gli studenti, che costituiscono in generale il pubblico a cui questi spettacoli sono rivolti, possano uscire dal teatro con delle perplessità sulla presenza della matematica nella vicenda e con una sensazione di piccolo sconforto che una trama coinvolgente e drammatica comporta.
Il rischio che lo spettacolo corre credo sia quello di allontanare il pubblico dalla matematica più che avvicinarlo. Forse basterebbe non usare il sottotitolo "Teatro in matematica" per uno spettacolo che coinvolge emotivamente con una trama drammatica ma di cui ben pochi spettatori comprendono il risvolto matematico, anche dopo averne letto la "spiegazione".
Sono convinto che si incontrino grandi difficoltà ogni volta che si decide di intraprendere la strada della divulgazione matematica, e ciò vale in particolare per il teatro scientifico: quanto approfondire gli argomenti? E' più importante che la gente si diverta apprendendo anche solo un "sentore di matematica" o puntare sul contenuto di qualità? Non sono certo domande di poco conto... Apprezzo quindi il tentativo e l'innegabile impegno, ma nel contempo sono molto dubbioso sull'effettiva utilità di un'impresa di questo tipo.

IL RECENSORE

Simone Piuri è studente alla facoltà di Matematica presso l'Università degli Studi di Milano. Da anni tiene vari corsi di danza ed è interessato a nuove forme di divulgazione della matematica, soprattutto tramite teatro e danza. Dal 2006 collabora con il Centro "matematita".