Recensioni
Matetrentino. Una mostra interattiva di matematica
Italo Tamanini
(Museo della Scienza e della Tecnologia "Leonardo da Vinci", Milano,
3 aprile 2006
Intervento che il prof. Italo Tamanini ha tenuto durante la conferenza "Matematica
senza confini")
matetrentino è stata inaugurata ormai da qualche settimana e solo nel primo mese e mezzo di vita ha avuto più di ottomila visitatori - per metà classi di scuole. Visti questi numeri, non mi sembra troppo azzardato affermare che una domanda di matematica esiste. Dopo anni difficili, in questo momento stiamo davvero vivendo un clima più favorevole, fatto anche di buoni libri che vengono non solo comprati, ma perfino letti, di film e di spettacoli teatrali a sfondo matematico, di iniziative culturali diverse che prendono forma anche nei centri minori.
Oggi le grandi questioni della ricerca matematica, le applicazioni importanti, le conquiste più significative vengono raccontate e diffuse, spesso in conferenze affollatissime, anche in realtà piccole, ma vivaci come quella di Trento, dove ad una conferenza di Marcus du Sautoy - autore del fortunato libro The music of primes, tradotto in italiano con il titolo L'enigma dei numeri primi - il pubblico ha riempito sala, ingresso e marciapiedi esterni! E non erano solo insegnanti e studenti di materie scientifiche a farsi coinvolgere dal suo affascinante racconto! O dove, per venire più vicini al nostro tema, all'inaugurazione di matetrentino erano presenti all'incirca 400 persone, mentre poco distante contemporaneamente si stava tenendo una conferenza di una celebrità della letteratura contemporanea come Umberto Eco!
Se c'è interesse e domanda di scienza, chi con la matematica convive quotidianamente attraverso le sue ricerche e i suoi studi è chiamato a rispondervi con entusiasmo ed è sollecitato a portare la propria esperienza di vita, a partecipare al dibattito e a discutere delle questioni di cui si sta occupando, dei traguardi che ha raggiunto e di quelli che vorrebbe raggiungere. Questo interesse, questa domanda, vanno tuttavia curati con la massima attenzione e stimolati con proposte accuratamente progettate: è facile disperdere un simile capitale e ritrovarsi in una situazione d'indifferenza quasi totale. I libri superficiali, i corridoi con cartelloni muti, i contenitori grigi di solidi regolari e semiregolari non incantano più nessuno: c'è invece bisogno di colore, di comunicare la passione del ricercatore e il lavoro intenso dello scienziato alle prese con problemi di frontiera! Bisogna riuscire a trasmettere suggestioni ed emozioni. Ovviamente non è pensabile che un incontro, una conferenza, un libro facciano capire la profondità del pensiero scientifico - men che meno matematico; talvolta però basta un incontro giusto nel momento giusto per prendere certe strade invece di altre, per modificare un atteggiamento o anche solo per migliorare il rapporto con questa "cosa" così difficile da definire come la matematica. Qualcuno arriva a dire che non è una scienza come le altre, come la fisica, la biologia, la geologia
Ma allora che cos'è?
Un linguaggio universale, un metodo potente e flessibile, un corpo di strumenti e di risultati con le applicazioni più svariate e meno prevedibili, che continua a crescere, a strutturarsi, ad attivare collegamenti nuovi. Ma la matematica è anche una chiave di lettura, una maniera di descrivere la realtà e di interpretarne i fenomeni e perfino di prevederne l'evoluzione! La matematica è tutto questo e ben di più: è una forma del pensiero, forse la più grande e straordinaria avventura dell'intelletto umano. Questo sarebbe bello saper raccontare!
Lo scorso aprile ero ad un'occasione speciale: la Bottega del matematico,
una sorta di "ritiro" di quattro giornate organizzato dall'Intendenza
scolastica italiana di Bolzano. In questo vero e proprio "laboratorio
residenziale" gruppi di studenti di quinta superiore, guidati da docenti
universitari e accompagnati da insegnanti tutor, esplorano argomenti
di matematica, anche piuttosto complessi, con ritmi di otto ore al giorno
di lavoro. Sono giornate intense e a volte davvero faticose, ma dalle quali
gli studenti escono con la netta sensazione di aver toccato il significato
profondo del "fare matematica", "fare esperienza di matematica".
La Bottega è certamente una situazione privilegiata, diretta
a pochi studenti selezionati e fortemente motivati - e come tale non facilmente
proponibile in una situazione scolastica tradizionale - tuttavia, se qualcosa
di questo progetto passasse nella scuola, se aumentassero le occasioni di
avvicinarsi alla matematica vissuta, quella che affronta problemi veri,
che devono essere tradotti in schemi e modelli e poi in formule ed equazioni,
problemi tanto ricchi e articolati che per venirne a capo è richiesto
di integrare tutte le conoscenze disponibili e magari di aggiungerne altre,
se, ogni tanto, si aprissero finestre su questo mondo, sono convinto che
la matematica soffrirebbe meno, sarebbe meglio accettata e forse sentiremmo
dire "OK, magari non è la mia strada, ma apprezzo il suo valore
culturale e intuisco la sua importanza per lo sviluppo scientifico e tecnologico".
La mostra matetrentino prende le sue origini da una esperienza di
due anni fa, quando al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia
"Leonardo da Vinci" di Milano è stata allestita la mostra
matemilano - il primo "esperimento di comunicazione" di
questo tipo curato dai ricercatori del Centro matematita, centro
interuniversitario di ricerca sulla comunicazione e l'apprendimento informale
della matematica, con la quale è nato un vero e proprio format,
disponibile per la realizzazione di analoghe proposte espositive in altri
luoghi o in altre città, come appunto è avvenuto quest'anno
per Trento. È in sostanza un'occasione d'incontro/confronto con un
mondo di idee, così astratto, ma anche così presente nella
vita di tutti noi, proprio perché fornisce gli strumenti e il metodo
per leggere e comprendere la realtà che ci circonda.
Ci è sembrato un modo intelligente, piacevole e coinvolgente, di
parlare di matematica. Abbiamo preso spunto da quanto è possibile
osservare quotidianamente, per costruire delle storie e mostrare come la
matematica può intervenire per spiegare certi fatti altrimenti oscuri,
fenomeni un po' misteriosi e per portare chiarezza nella nostra visione
del mondo e permetterci di guardarlo con nuovi occhi. Azzardando una sintesi,
potremmo dire che è stata messa in mostra la matematica come lente
per vedere meglio, guardare più in profondità il mondo e la
realtà quotidiana che ci circonda.
Nelle tante immagini che accompagnano matetrentino si coglie l'idea di ordine, di misura, di armonia: la matematica cerca questi schemi, indaga la struttura sottostante, costruisce teorie che facilitano e precisano la possibilità di classificazione. Ecco allora rosoni, fregi, mosaici e specchi per riconoscere la simmetria. Altrove si coglie una diversa regolarità che risponde a principi di economia, del tipo "massimo rendimento con il minimo sforzo", principi pervasivi della scienza e della nostra concezione del mondo. È il caso allora di città rotonde, bolle di sapone, cerchi e quadrati, materiale ricco per nuovi racconti! E si continua con la rappresentazione della realtà con le leggi della prospettiva, i nodi nell'arte e nella storia ed i giochi con i percorsi e gli incroci che invitano alla topologia: basta veramente guardarsi intorno con un minimo di curiosità per trovare spunti e materiale con cui "fare esperienze" di matematica!
L'apprendimento dei concetti, delle idee astratte della matematica e poi del suo metodo, dei processi di analisi e di sintesi, è di gran lunga favorito se si costruisce dapprima un bagaglio di esperienze, di pre-conoscenze non ancora formalizzate, in un mix di buon senso e di intuizioni che vanno gradualmente controllati e educati. La consapevolezza che se ne ricava rende i concetti acquisiti in tal modo meno evanescenti e più duraturi.
Questo in sostanza propone la mostra e racconta il libro che la accompagna, con un'attenzione costante al linguaggio e agli aspetti propri della comunicazione e della divulgazione scientifica. Perché una "buona comunicazione" non richiede solo buoni argomenti e buone storie da raccontare: servono anche (e sono anzi indispensabili) oggetti piacevoli da manipolare, immagini belle su cui soffermarsi, una grafica curata e un allestimento attento. È solo grazie all'apporto di simili competenze che possono nascere buoni prodotti.
L'AUTORE
Italo Tamanini, professore associato di Analisi Matematica presso la Facoltà
di Scienze dell'Università degli Studi di Trento.
Componente del Consiglio Scientifico del Centro matematita e del
Consiglio Scientifico della mostra matetrentino.